Abbiamo avuto il piacere di intervistare Mauro Caputo, il regista e sceneggiatore italiano in merito alla sua collaborazione e amicizia con Giorgio Pressburger; dei cui diritti è oggi curatore.
L’intervista è stata realizzata da Irene Pepe in occasione del brindisi commemorativo in memoria dell’intellettuale ungherese che si è tenuto all’Istituto Italiano di Cultura.
Nel 2013, Mauro Caputo lavorò con Pressburger al documentario “Messaggio per il secolo”, seguito nel 2014 dal suo secondo film “L’orologio di Monaco”, tratto da racconti di Pressburger. Quest’ultimo film fu selezionato e presentato in vari festival internazionali. Nel 2016, Caputo realizzò “Il profumo del tempo delle favole”, il film è stato presentato alle Giornate degli Autori del Festival di Venezia, ottenendo anche una segnalazione ai Nastro d’Argento DOC ed un Nastro speciale per Pressburger.
Dopo la morte di Pressburger, Caputo divenne per volontà testamentarie, curatore dei diritti delle sue opere. Nel 2019 completò la trilogia con “La legge degli spazi bianchi”, candidato finalista ai Nastro d’argento DOC 2020. Nel 2020, ha diretto il film denuncia “No Borders – Flusso di coscienza”, documentando l’ingresso di migranti in Italia. Caputo ha continuato a produrre opere cinematografiche, incluso il cofanetto della trilogia nel 2022 e il documentario “Il sussurro della grande voce” nello stesso anno, tutti distribuiti dall’Istituto Luce Cinecittà.
Come ha conosciuto Pressburger e qual è il ricordo più bello che potete condividere?
Non è semplice rispondere. Dal nostro incontro, parecchi anni fa ovviamente, è nata subito una simpatia, un’amicizia. Ovviamente ero onorato di questo incontro e delle possibilità che mi ha dato Pressburger. Diciamo che è nata subito anche la nostra collaborazione che ci ha unito ancora di più, insieme alla passione per il cinema. Così sono nati i progetti insieme, I tre film, la trilogia che è tuttora distribuita in un cofanetto speciale dall’Istituto Luce.
L’associazione cerca ora di valorizzare anche il suo pensiero: è stato un intellettuale mitteleuropeo senza confini dal forte spirito innovativo, figlio e protagonista dei grandi stravolgimenti del ‘900, di cui portava evidenti su di sé le cicatrici. La sua vicenda personale e familiare riesce magicamente ad intrecciarsi con la memoria del secolo, evocandone storie, violenza, arte e passioni. Mi piacerebbe descriverlo meglio, ma è davvero difficile definire una persona come Pressburger, la sua vita era segnata dalla grande vitalità artistica e culturale, dalla costante attività di studio e ricerca, dalla propensione alla conoscenza, al confronto e al dialogo.
È nato a Budapest nel 1937, a soli sei anni è stato costretto a nascondersi nei sotterranei di una sinagoga, è uno dei bambini salvati da Giorgio Perlasca. Poi nel 1956 è fuggito in modo rocambolesco dall’Ungheria per arrivare in Italia da profugo, passando per l’Austria.
È stato sempre un amico sincero, un maestro, una guida d’eccezione. Mi ha lasciato assolutamente un ricordo bellissimo in tutto quello che abbiamo fatto insieme. Stare a fianco ad una persona di questo tipo ti accresce, continui ad imparare. Parlo di vita, ma anche di cultura, di tutto.
Uno dei momenti più belli è stato a Venezia, al Festival del Cinema con il nostro film, un momento molto emozionante. Inoltre la prima volta che siamo venuti a Budapest mi ha confidato che voleva rivedere la tomba di suo padre. Si trova qui nel cimitero ebraico di Budapest, ci siamo andati insieme.
L’associazione in che fase di sviluppo si trova e qual è la sua grande ambizione?
L’associazione è stata costituita da poco, ma in realtà esiste da sempre. Dopo la morte di Pressburger sono venuto a sapere di essere stato nominato nel testamento come curatore dei diritti di tutte le sue opere. Un vero onore per me, ma ho sentito da subito anche il peso di questa grande responsabilità. Negli anni avevo creato personalmente diverse occasioni ed iniziative per ricordare Pressburger, ma ad un certo punto mi sono reso conto che serviva qualcosa di più e così abbiamo fondato l’Associazione. Da quel momento è stato un fiorire di idee. L’ambizione che abbiamo è grande, com’era grande la sua importanza come intellettuale e vogliamo ricordarlo in modo degno e adeguato.
La creazione del sito internet può sembrare un piccolo passo, ma in realtà è una grande opportunità. Le persone possono iniziare a trovarci, scoprire quello che facciamo… È anche un modo per raccontare Pressburger, la sua storia, le sue idee. È solo l’inizio, cercheremo prima possibile di incrementarlo, di arricchirlo.
Abbiamo tantissimi documenti, materiali, oggetti personali che riguardano Pressburger. Ne abbiamo realizzato una Collezione che valorizzeremo con delle esposizioni.
C’è anche l’archivio, dove ci sono centinaia di documenti che riguardano lui e tantissimi altri intellettuali italiani ed ungheresi che hanno collaborato con lui, come il premio Nobel Imre Kertész, Péter Esterházy, Claudio Magris e molti altri.
Se dovessimo rivolgerci alle persone, oltre a visitare il vostro sito web e iscriversi alla newsletter, quali altre azioni potrebbero fare?
La nostra associazione ha sede a Trieste, nel cuore della Mitteleuropa a metà strada tra Budapest e Roma. Vogliamo dare il nostro contributo e svolgere un ruolo attivo nello sviluppo dei rapporti italo-ungheresi ed in generale con i Paesi dell’area mitteleuropea, promuovendo la comprensione fra i popoli, la collaborazione tra le nazioni e favorendo relazioni culturali, scientifiche, turistiche, commerciali ed economiche. Pressburger rapresenta anche questo, un ponte tra le culture.
Il motivo per frequentare il sito e l’associazione, oltre a conoscere Giorgio Pressburger e le sue opere è la Rete che abbiamo realizzato. Uno strumento multinazionale e multiculturale, pensato per instaurare un dialogo con le istituzioni e le realtà di eccellenza, sviluppando fruttuose sinergie tra aziende, associazioni, fondazioni, istituti di studio e ricerca, università, centri di formazione, mondo del lavoro e altro ancora.
Che cosa si augura per il futuro dell’associazione?
La speranza è quella di portare avanti il ricordo di Pressburger e farlo conoscere anche alle generazioni future. Vogliamo continuare a divulgare il più possibile il suo pensiero, in quanto sono certo che sia indispensabile per creare una società migliore.
Secondo i dati diffusi venerdì 19 marzo 2024 dall’Ufficio Centrale di Statistica (KSH), i prezzi della benzina in Ungheria sono superiori alla media regionale del 3,2%.
Il prezzo del diesel in Ungheria si è attestato a 654 fiorini al litro, il 5% in più rispetto alla media regionale di 623 fiorini al litro.
Il prezzo medio della benzina a 95 ottani in Ungheria è arrivato a 640 fiorini al litro, rispetto alla media regionale di 620 fiorini al litro.
Dopo l’introduzione del prezzo ufficiale del carburante nel dicembre 2022, il prezzo del carburante in Ungheria è salito al di sopra della media regionale.
Andamento della benzina
Nel caso della benzina 95, nel 2023 i consumatori hanno riscontrato notevoli oscillazioni dei prezzi presso le stazioni di servizio; i prezzi più alti sono stati registrati nel mese di settembre, quando il prezzo medio della benzina si aggirava intorno ai 650 fiorini.
I prezzi più bassi si sono registrati nei mesi di maggio e dicembre, quando per un litro di benzina a 95 ottani si pagava in media dai 540 ai 570 fiorini. Dall’inizio del 2024 si è osservato un continuo aumento dei prezzi dei carburanti.
Rispetto ai dati regionali, il prezzo medio della benzina in Ungheria è stato sempre superiore al prezzo regionale, tranne che per due settimane.
Nel primo bimestre del 2023 la variazione settimanale è stata compresa tra il 10% e il 17%, per poi moderarsi nel corso dell’anno.
Nel 2024 la forbice si è riaperta e ad aprile il prezzo interno della benzina aveva già superato del 5% la media regionale. Sulla base degli ultimi dati, questo valore era del 3,2% il 15 aprile 2024.
Secondo gli ultimi dati, tra i paesi della regione Austria, Serbia e Slovacchia il prezzo medio della benzina è leggermente più alto che in Ungheria.
Nel caso di Repubblica Ceca, Croazia, Polonia, Romania e Slovenia, il prezzo medio della benzina a 95 ottani era inferiore al 10%, mentre in Bulgaria era inferiore di oltre il 10% rispetto al prezzo ungherese.
Andamento del diesel
Nel caso del diesel, la fluttuazione è stata ancora più significativa in termini di prezzi medi nel 2023 rispetto alla benzina. A gennaio il prezzo medio mensile ha superato i 700 HUF, a maggio abbiamo registrato il prezzo medio più basso, 545-570 HUF. Come per la benzina, dall’inizio del 2024 anche i prezzi medi del diesel sono in costante aumento.
Nel 2023, il prezzo medio del gasolio in Ungheria ha superato ogni settimana il prezzo medio regionale e nel primo mese dell’anno lo ha superato dell’8-13%. Nel resto dell’anno abbiamo assistito ad un andamento simile a quello del prezzo della benzina.
Nel primo trimestre del 2024, il prezzo del gasolio in Ungheria ha superato la media regionale del 5,4% su base mensile. Sulla base degli ultimi dati, questo valore era del 5,0% il 15 aprile 2024.
Il KSH avvierà il monitoraggio dei prezzi dei carburanti dopo aver avvertito i rappresentanti delle compagnie petrolifere locali di mantenere la promessa di mantenere i prezzi dei carburanti allineati alla media regionale.
Le imprese straniere hanno rappresentato circa il 55% del fatturato dell’e-commerce e delle vendite per corrispondenza in Ungheria l’anno scorso.
Le 300 imprese straniere, una frazione delle quasi 5.700 webshop e imprese di vendita per corrispondenza che operano in Ungheria, hanno generato un fatturato di 810 miliardi di fiorini su un totale di vendite di 1,5 trilioni di fiorini.
155 di queste impresenon avevano una base in Ungheria ma hanno comunque guadagnato oltre 164 miliardi di fiorini dalle vendite locali.
Il fatturato delle imprese straniere online e di vendita per corrispondenza ha raggiunto in media 2,7 miliardi di fiorini, mentre il ricavo dei loro omologhi ungheresi si è attestato su appena 125 milioni di fiorini.
Tra il 2012 e il 2022 la crescita dell’ecommerce in Europa è stata particolarmente significativa in Estonia (+47 pp), Ungheria (+43 pp), Repubblica Ceca e Romania (+41 pp), scrive Eurostat.
Quali sono i beni maggiormente comprati online in Europa?
Nel 2022 secondo i dati Eurostat, gli acquisti online più comuni di beni erano vestiti (compresi gli indumenti sportivi), scarpe o accessori (ordinati dal 42% degli utenti di Internet).
Seguono come 5 acquisti online più comuni di beni fisici sono stati completati con consegne da ristoranti, catene di fast-food e servizi di ristorazione (19%), cosmetici, prodotti di bellezza o benessere (17%), mobili, accessori per la casa o prodotti per il giardinaggio (16%), libri stampati, riviste o giornali e articoli sportivi (esclusi gli indumenti sportivi) (entrambi 14%). Fonte: BBJ | ksh.hu | Fonte foto: Pexels
Più di un terzo degli impiegati ungheresi lavora da casa per almeno uno o due giorni, secondo la prima ricerca nazionale rappresentativa sulla produttività condotta da META-INF, che fornisce soluzioni per la gestione dei compiti e la collaborazione.
Un quarto dei partecipanti al sondaggio si aspetta di non capirsi quando contattano il servizio di assistenza informatica di un’azienda perché parlano lingue diverse.
La maggior parte non utilizza una base di conoscenza condivisa o uno strumento di collaborazione durante il lavoro, e la maggior parte utilizza Excel invece di applicazioni sviluppate appositamente per questo scopo per registrare e trasferire compiti.
L’indice di produttività stabilito sulla base della ricerca mostra numericamente quanto efficientemente lavorano i dipendenti impiegatizi ungheresi.
Per maggiori informazioni sui salari ungheresi, vi invitiamo a leggere questo articolo di febbraio 2024.
In seguito alle nuove regolamentazioni per quanto riguarda i lavoratori non UE in Ungheria, il Dipartimento per l’Economia Nazionale ha stimato che attualmente sono impiegati circa 120.000 lavoratori extra-UE in Ungheria.
Al 2,6% del numero totale di persone occupate, il rapporto di lavoratori in Ungheria provenienti da paesi al di fuori dell’Unione Europea è il più basso tra i paesi del Gruppo di Visegrád.
Il tasso comparabile è del 3,8% in Slovacchia, del 6,4% in Polonia e del 17% nella Repubblica Ceca. È stato osservato che i lavoratori ospiti possono essere impiegati in Ungheria solo in professioni con carenza di lavoratori provenienti dall’Ungheria o da altri paesi dell’Unione Europea.
Circa 251.000 cittadinistranieri risiedono attualmente in Ungheria, tra cui 36.000 studenti. Circa 324.000 cittadini ungheresi hanno lasciato il paese dal 2010, ma 219.000 di queste persone sono tornate a casa, ha aggiunto.
Da quali paesi provengono i lavoratori extra-UE?
In Ungheria si registra un notevole afflusso di lavoratori provenienti da Filippine, Vietnam e Kirghizistan, mentre stanno diminuendo quelli provenienti da Ucraina, Slovacchia e Romania. La forza lavoro filippina ha registrato un notevole aumento, passando da 1,100 nel 2022 a quasi 6,300 nel 2023. Questa tendenza consolida la posizione dell’Ungheria come destinazione significativa per i lavoratori stranieri, con cittadini vietnamiti e kirghisi che costituiscono anche una parte considerevole della forza lavoro in entrata.
Magyar Posta Zrt. ha aperto la sua prima area clienti 24/7 adatta all’amministrazione postale a Nyíregyháza, dove i clienti possono consegnare e ritirare pacchi, gestire documenti ufficiali e pratiche veicolari tramite una macchina di amministrazione speciale, e prelevare contanti dagli ATM.
Magyar Posta sta seguendo le tendenze del settore con il concetto della nuova area clienti creata presso l’ufficio postale di Bethlen Gábor utca della città, il primo nel paese.
L’offerta è comparabile ai servizi automatizzati già introdotti dagli uffici postali austriaci, francesi, singaporeani, sloveni e svizzeri.
Un modello di business sostenibile per Magyar Posta?
Il governo si aspetta che l’azienda postale statale Magyar Posta adotti un modello di business sostenibile, porti avanti la sua transizione verde e digitale e continui a garantire servizi a livello nazionale, ha detto venerdì il ministro dell’Economia nazionale Márton Nagy in una conferenza stampa a Budapest.
Le attività della società comprendono il sostegno ai residenti dei più piccoli insediamenti dell’Ungheria, compresi i prelievi di contanti e altri servizi finanziari, ha affermato il ministro. Ha aggiunto che la flotta di veicoli di Magyar Posta deve essere aggiornata in linea con gli obiettivi climatici dell’Ungheria. Fonte: BBJ | Magyar Posta |Fonte foto: Pexels
La società austriaca Wienerberger ha posto la prima pietra di un impianto di produzione di piastrelle di cemento del valore di 12 miliardi di fiorini nella città di Hejőpapi. L’impianto è il terzo di Wienerberger in Ungheria, che l’azienda ora considera come un centro di produzione.
L’impianto si trova vicino a una delle fonti più significative di sabbia e ghiaia dell’Ungheria e vicino a due autostrade.
Nell’ambito dello sviluppo verrà creato anche un capannone con una superficie di 7.300 m2, una tecnologia di produzione che utilizza soluzioni dell’industria 4.0, attrezzature per la betonaggio e un magazzino digitale all’aperto di un ettaro.
L’investimento creerà una linea di produzione completamente automatizzata e un impianto a zero emissioni di CO2. e porta l’azienda in un segmento di prodotto completamente nuovo.
Su Facebook alcune foto recenti dell’inaugurazione ufficiale di lunedì e un rendering del nuovo impianto.
La produzione presso l’impianto, con una capacità annuale di 30 milioni di piastrelle, potrebbe iniziare nel settembre 2025. Circa il 70% della produzione sarà esportato verso i mercati dell’Austria, della Repubblica Ceca, della Polonia, della Romania e della Slovacchia.
Secondo 2/3 dei dipendenti ungheresi, lavorare da casa è un’aspettativa di base nei settori in cui è possibile lavorare senza essere in presenza.
In un post sulla pagina Facebook della banca che presenta i risultati della ricerca, la responsabile delle risorse umane di Erste, Krisztina Mihók, ha dichiarato che c’era una richiesta di maggiore flessibilità da parte dei dipendenti già prima del COVID-19.
Il sondaggio ha anche confermato che la maggioranza di persone ha apprezzato le opportunità di lavoro da casa sperimentate durante l’epidemia, che sono diventate necessarie in molti luoghi di lavoro e che hanno rafforzato la richiesta di maggiore flessibilità.
Il 92% di coloro che hanno completato il questionario di Erste, hanno detto di poter lavorare da casa nel loro attuale posto di lavoro, e un altro 5% ha risposto che pensano che il lavoro da casa potrebbe essere possibile nel loro lavoro, ma è il datore di lavoro a non permetterlo.
Un altro 61% dei rispondenti che hanno o ritengono di avere la possibilità di lavorare da casa ha detto che permetterlo è un requisito di base, mentre il 32% pensa che sia molto importante.
In questo articolo verrà analizzato il bilancio della parità di genere in Ungheria grazie all’indice dell’Unione Europea (Gender Equality Index), ad un’analisi fatta da OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e ai dati più recenti del KSH (Ufficio Centrale di Statistica in Ungheria).
Il focus dell’attenzione è quello di sottolineare i benefici economici dati dal raggiungimento di un equilibrio di genere, sia per le aziende che per la società. Secondo una nota del World Economic Forum del 2023, porsi come obiettivo la parità di genere porta i seguenti benefici alle imprese:
Per Gender Equality si intende la parità dei diritti, responsabilità e opportunità per donne, uomini, ragazze e ragazzi. Con Gender Inequality ci si riferisce alla situazione giuridica, sociale e culturale in cui il sesso e/o il genere determinano diversi diritti e dignità per donne e uomini, che si riflettono nel loro ineguale accesso o godimento dei diritti, nonché nell’assunzione di ruoli sociali e culturali stereotipati.
Gli ostacoli alla piena uguaglianza tra uomini e donne, sia nel mondo del lavoro che nella sfera privata possono essere riassunti in sei punti:
Basso numero di promozioni di donne rispetto a quelle degli uomini
Microagressioni e episodi di sessismo subiti dalle donne sul posto di lavoro
Minore rappresentanza delle donne nei settori STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics)
Gender Pay Gap: differenze di salario
Maggiori responsabilità di cura verso i figli o familiari attribuiti alle donne
Gender Employment Gap: minore tasso di occupazione delle donne
GEI: il bilancio dell’Ungheria
Il Gender Equality Index (GEI) è un indice dell’Unione Europea che fa parte del programma Green Deal Europeo adottato nel dicembre 2019 dalla Commissione Europea. Si tratta di un indice che varia tra 1 e 100, dove il valore massimo (1) indica la piena uguaglianza tra uomini e donne.
I domini che vengono considerati nell’analisi per calcolare l’indice sono: lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere, salute, violenza e disuguaglianze intersecate.
Nella tabella di seguito si possono confrontare i valori medi a livello Europeo, in Italia e in Ungheria.
Gender Equality Index Hungary, EIGE, 2023
Salute: la prestazione migliore
Il punteggio più alto dell’Ungheria (87,2 punti) è nel settore della salute, in cui si colloca al 14° posto nell’UE. Dal 2020, la posizione dell’Ungheria in questo settore è rimasta invariata e il punteggio corrispondente è rimasto quasi invariato (- 0,1 punti).
I sottoindici della salute sono:
Stato della salute (88,4 punti)
Accesso alla salute (97,4 punti)
Comportamenti salutari (77,0 punti)
Potere: maggiore margine di miglioramento
L’Ungheria è all’ultimo posto tra tutti gli Stati membri nel dominio del potere, con un punteggio di 26,2 punti. Dal 2020, il punteggio del Paese è aumentato di 1,4 punti, ma la sua posizione è rimasta invariata a causa dei progressi più rapidi compiuti da altri Stati membri. Con un punteggio di 26,4 punti, l’Ungheria ha il maggior margine di miglioramento nel sottodominio del processo decisionale politico, in cui il Paese si è classificato ultimo dal 2010.
Le disuguaglianze di genere si dividono nei 3 sottodomini:
Percentuale di donne al potere politico (26,4 punti)
Quantità di donne nei processi decisionali economici (20,5 punti)
Potere sociale (33,4 punti)
Lavoro: miglioramento più grande
Dal 2020, il miglioramento maggiore del punteggio dell’Ungheria si è registrato nel dominio del lavoro (+9,0 punti). Di conseguenza, il Paese è passato dal 21° all’11° posto, il più grande miglioramento nella classifica dell’UE in questo ambito.
Questo dominio contiene due sottoindici:
la partecipazione delle donne al lavoro (86,4 punti)
segregazione e qualità del lavoro (67,7 punti)
Tempo: un passo indietro
L’Ungheria è scesa dal 18° al 21° posto nel dominio del tempo, nonostante un aumento di 6,9 punti dal 2020. Questo arretramento è dovuto ai progressi più rapidi compiuti da altri Stati membri, nonché al rallentamento dei progressi dell’Ungheria nel sottodominio delle attività di assistenza (attività di cura).
Ha due sottodomini:
Attività di cura di parenti e bambini (68,7 punti)
Attività sociali come sport, cultura fuori casa (54,5 punti)
OECD: ridurre il gap occupazionale in Ungheria
In un’analisi portata avanti da OECD, è stato analizzato come in Ungheria, come in molti altri Paesi dell’OCSE, i rapporti di lavoro retribuito delle donne continuino ad avere un aspetto molto diverso da quelli degli uomini. Sebbene l’occupazione di uomini e donne sia aumentata dopo la crisi finanziaria globale, le donne ungheresi hanno ancora molte meno probabilità degli uomini di svolgere un lavoro retribuito.
Nel 2020, circa il 62% delle donne in età lavorativa (dai 15 ai 64 anni) aveva un lavoro, rispetto al 77% degli uomini in età lavorativa: mostrando una differenza del 15% tra i due.
Le donne occupate in Ungheria lavorano spesso meno degli uomini, anche se il divario tra i generi in termini di ore lavorative è solo minimo. Inoltre, si ritrovano spesso a lavorare in settori e occupazioni diversi, con meno opportunità di progressione di carriera e guadagnano meno degli uomini occupati.
A differenza di molti altri Paesi dell’OCSE e nonostante una serie di recenti riforme politiche, in Ungheria ilgender employment gap, ovvero il divario tra i tassi di occupazione di uomini e donne, è aumentato leggermente negli ultimi 15 anni.
Una delle ragioni principali del persistente divario occupazionale tra i sessi in Ungheria è che, come in molti altri Paesi dell’Europa centrale e orientale, le madri con bambini molto piccoli raramente svolgono un lavoro retribuito.
Quasi tutte le madri ungheresi si assentano dal lavoro retribuito dopo il parto, spesso fino a quando il bambino ha due o tre anni. Aveva rilevato questo aspetto anche la professoressa Beata Nagy nello studio di cui abbiamo parlato qui.
Secondo la definizione statistica aggiornata dell’occupazione, che include anche alcuni genitori in congedo come occupati, il tasso di occupazione delle madri con un figlio minore di età compresa tra 0 e 2 anni era del 73%. Tuttavia, se si considerano solo le madri che erano occupate e al lavoro, questa percentuale era solo del 12% nel 2020. Queste percentuali sono aumentate al 75% e al 18,9% nel 2021, e rispettivamente al 78,7% e al 23,2% nel primo trimestre del 2022.
La pratica di assentarsi dal lavoro per un periodo prolungato dopo il parto si rispecchia negli atteggiamenti ungheresi verso i ruoli di genere, che sono tra i più tradizionali dell’OCSE per quanto riguarda gli atteggiamenti familiari nei confronti dei bambini molto piccoli. Il 78% degli Ungheresi, secondo i dati dell’Eurobarometro 2017, è d’accordo con l’affermazione “il ruolo più importante di una donna sia quello di occuparsi della casa”.
L’Ungheria ha uno dei periodi più lunghi di congedo parentale retribuito previsti dalla legge nell’OCSE. Considerando insieme i diritti al congedo di maternità e al congedo parentale retribuito, in Ungheria le madri possono usufruire di un congedo retribuito per un totale di 160 settimane, quasi tre volte di più rispetto alla media OCSE (54 settimane).
I primi due anni sono ben retribuiti con prestazioni legate al reddito (per i genitori assicurati), mentre è previsto un congedo forfettario a bassa remunerazione durante il terzo anno di vita del bambino per i genitori non assicurati.
Le opportunità di part-time e altre forme di lavoro flessibile, spesso utilizzate dai genitori in altri Paesi per conciliare lavoro e cura della famiglia, sono ancora limitate in Ungheria.
Prima della pandemia da Covid – 19, il lavoro flessibile non era diffuso in Ungheria. Successivamente, è stato modificato il Codice del Lavoro, consentendo decisioni unilaterali del datore di lavoro al fine di proteggere la salute dei dipendenti e garantire la flessibilità dei genitori. Di conseguenza, da aprile a giugno 2020, il 16,5% dei dipendenti (occasionalmente o regolarmente) ha lavorato da casa, con un aumento di circa sei volte rispetto a gennaio-febbraio 2020. Dal 2022 le disposizioni sono cambiate nuovamente: non sono più ammesse modifiche unilaterali da parte del datore di lavoro e le modalità di lavoro dovranno essere concordate tra le parti.
Gender Gap nel mondo del lavoro in Ungheria
Dietro al ristagno del divario occupazionale di genere in Ungheria, la crescita del tasso di occupazione è stata forte, sia per gli uomini che per le donne. Negli anni ’90 e 2000 si sono registrati solo guadagni limitati e l’occupazione maschile è stata colpita in particolare durante la crisi finanziaria.
Tuttavia, la robusta crescita della produzione, gli importanti investimenti in opere pubbliche e l’aumento dell’occupazione all’estero nel corso dei primi 10 anni degli anni 2000 hanno contribuito a una forte crescita dell’occupazione e, dal 2015, una robusta crescita economica ha alimentato la domanda di lavoro primario.
Anche i fattori legati all’offerta sono stati importanti: la riforma delle pensioni(leggi l’articolo sulle pensioni italiane in Ungheria 2024), con l’innalzamento dell’età pensionabile legale, la cancellazione delle opzioni di pensionamento anticipato e l’inasprimento delle condizioni per il pensionamento di invalidità hanno aumentato l’età effettiva di pensionamento e allungato il numero di pensionamento di invalidità hanno aumentato l’età effettiva di pensionamento e prolungato il numero di anni di lavoro.
Occupazione in Ungheria dal 1992 al 2020, OECD
L’occupazione femminile è cresciuta tra il 2012 e il 2018, ha ristagnato nel biennio 2019-20 e ha ripreso a crescere nel 2021; una tendenza simile si osserva anche per gli uomini.
72,1%, il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra i 20 e i 39 anni in Ungheria nel 2021; di 7,2 punti percentuali superiore a quello del 2009.
52,9%, il tasso di occupazione delle donne di 55-64 anni; di 26,6 punti percentuali superiore rispetto al 2009.
Tuttavia, poiché l’occupazione maschile è cresciuta più rapidamente in questo periodo, il divario occupazionale tra i sessi è aumentato fino al 2020. La crescita dell’occupazione tra i 55-64enni è stata particolarmente rapida per gli uomini (dal 38,7% al 74,1%), contribuendo all’ampliamento del divario occupazionale di genere che si posiziona sopra la media OCSE sen 2020. (leggi il nostro articolo sui salari in Ungheria nel 2024)
Divario occupazionale: in Ungheria e media OECD. 1992 – 2020, OECD
I dati più recenti 2023 e 2024: KSH
Il tasso di occupazione è la percentuale di occupati nella popolazione di età compresa tra 15 e 64 anni. L’indicatore indica il tasso di sottoccupazione delle donne rispetto agli uomini. A febbraio 2024, l’Ufficio Centrale di Statistica in Ungheria, ha dichiarato che la differenza nel tasso di occupazione tra donne e uomini era di 7,7 punti percentuali, a favore degli uomini.
Divario di retribuzione media lorda delle donne e degli uomini con un lavoro a tempo pieno in Ungheria, 2020-2022, KSH.
Il divario tra la retribuzione media lorda delle donne e degli uomini con un lavoro a tempo pieno, nel 2022 era di 15.3%. Nel grafico si può mettere a confronto i divari di retribuzione nelle professioni fisiche (colore rosa) e quelle intellettuali (colore verde) e notare come la differenza maggiore sia in queste ultime. Il divario generale (colore rosso) dal 2019 al 2022 è rimasto stazionario.
Il tasso di disoccupazione in Ungheria a febbraio 2024 era del 4,6% e quello di occupazione 74,6%. Nella figura si può vedere l’evoluzione del tasso di occupazione per la popolazione compresa tra i 15 e i 64 anni tra il 2017 e il 2023. Si nota come sia quella maschile che quella femminile siano aumentate.
Tasso di disoccupazione in Ungheria, febbraio 2024, KSH.
Tasso di disoccupazione in Ungheria, dal 2010 al 2024, KSH.
È importante notare come il tasso di disoccupazione è notevolmente diminuito dal 2010 ad oggi, sia per le donne che per gli uomini, raggiungendo un comune 4,6% (nella fascia di età 15-74 anni).
Programmi di sviluppo per la leadership femminile
L’obiettivo dei programmi di sviluppo della leadership femminile è proprio quello di sostenere e accompagnare lo sviluppo delle competenze di leadership delle donne attraverso formazione, coaching e mentoring in un ambiente di apprendimento virtuale e internazionale.
La Fondazione Equalizer lancerà quest’anno il suo terzo programma di mentoring per le donne nel mondo degli affari con il sostegno di Morgan Stanley.
La fondazione rileva che l’Ungheria ha uno dei livelli più bassi di rappresentanza femminile nei ruoli di leadership aziendale nell’UE, pari al 10,5%, rispetto alla media europea del 31,6%. Equalizer intende cambiare questa situazione in meglio mettendo in contatto 75 mentori con mentee e costruendo una piattaforma in cui esperienze, conoscenze e reti condivise contribuiranno a sviluppare la prossima coorte di donne leader in Ungheria.
Il processo di approvazione ufficiale per l’operatività della compagnia di taxi Uber in Ungheria è stato completato, e il servizio potrà iniziare all’inizio dell’estate 2024.
Uber ha ottenuto la licenza di servizio di dispatcher, quindi l’azienda sta rientrando nella scena ungherese come partner della più che centenaria Főtaxi. Rimane solo da reclutare i conducenti per la piattaforma.
Presso l’Istituto Italiano di Cultura (IIC) è stata inaugurata la mostra fotografica “Benfatto” per celebrare il 15 aprile ovvero la “Giornata del Made in Italy”.
“Il Made in Italy non è uno schema di produzione, ma uno stile di vita.”
Durante il discorso di apertura, il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Gabriele La Posta ha evidenziato come il Made in Italy incarni una filosofia umanista che pone l’uomo e la sua creatività al centro di ogni processo produttivo, portando Leonardo da Vinci e il suo Uomo Vitruviano come simbolo di questa integrazione tra scienza, arte e umanesimo.
La dottoressa Giovanna Chiappini Carpena, direttrice dell’ICE, ha introdotto la “Giornata del Made in Italy” annunciando un programma di circa 400 iniziative sia in Italia che all’estero, tese a sottolineare le “quattro I” dell’Italia: Identità, Innovazione, Istruzione e Internazionalizzazione, fondamentali per il rafforzamento del paese nel contesto globale.
L’evento è stato l’occasione per riflettere su come il Made in Italy sia diventato un simbolo del patrimonio identitario italiano, un biglietto da visita riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo, non solo come un marchio di eccellenza, ma come espressione di una cultura profondamente radicata e innovativa.
Artigianato e moda al centro della serata
Il focus della serata si è spostato sul settore dell’artigianato, descritto dalla Dottoressa Gabriella Degano, Responsabile Settore Internazionalizzazione e Promozione’ di Confartigianato Imprese, come uno dei pilastri portanti del Made in Italy. Il progetto presentato ha lo scopo di esplorare la dimensione più profonda dell’artigianato attraverso un viaggio nei vari territori italiani, mostrando come il mercato e i gusti dei consumatori siano in evoluzione verso la ricerca di esperienze autentiche e significative, più che di semplici prodotti.
La dottoressa Degano, Responsabile Settore Internazionalizzazione e Promozione’ di Confartigianato Imprese, ha messo in luce l’importanza della sartoria e dei tessuti di pregio, che rappresentano l’eleganza e lo stile italiano, nonché l’importanza del recupero dei materiali e della sostenibilità, elementi cruciali in un’industria come quella della moda, tra le più inquinanti a livello globale.
Il design dell’arredamento e complemento d’arredo
Inoltre, “Benfatto” celebra la maestria degli artigiani italiani nell’arredamento e nel complemento d’arredo, settori in cui il buon gusto e la bellezza si fondono con tecniche raffinate e una cura maniacale per il dettaglio. Questi elementi si combinano spesso con il lavoro di architetti e designer per creare oggetti unici che sono famosi in tutto il mondo.
È stato evidenziato come l’innovazione sia fondamentale per gli artigiani, i quali sono sempre attenti ai cambiamenti tecnologici e ambientali, affermando sempre di più la figura dell’artigiano innovatore.
Altri esempi di eccellenza artigianale includono il settore orafo, dove l’Italia si distingue per la qualità del finissaggio e l’uso di tecniche antiche come l’incisione al bulino millerighe. Questi dettagli conferiscono ai gioielli un aspetto raffinato e altamente desiderabile, consolidando la reputazione del Made in Italy nel mondo.
“Benfatto” non solo ha celebrato il successo e la resilienza degli artigiani italiani, ma ha anche chiamato all’azione per preservare e promuovere queste tradizioni uniche. È stato un promemoria che l’artigianato italiano, con la sua fusione di creatività e competenza tecnica, non è solo un retaggio del passato ma continua a essere un patrimonio vivo e in evoluzione, capace di influenzare e ispirare il mondo intero con il suo impegno verso la sostenibilità e la responsabilità sociale.
L’evento ha mostrato la stretta collaborazione tra le istituzioni italiane in Ungheria: ICE Budapest – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, Ambasciata d’Italia a Budapest, Istituto italiano di cultura Budapest.
Sul sito potrete vedere le cinque mostre video e una mostra fotografica digitale che mostrano al mondo l’eccellenza dell’artigianato e della manifattura italiana nei settori dell’agricoltura, dell’arredamento e degli accessori per la casa, della moda, della gioielleria e dell’innovazione.
A livello nazionale, un terzo degli ungheresi (36%) e quasi la metà dei residenti di Budapest (49%) non considera sostenibile l’attuale funzionamento dei negozi, secondo un sondaggio congiunto rappresentativo condotto da Etele Plaza e dall’istituto di ricerca di mercato Opinio.
Gli acquirenti vorrebbero rendere più ecologici i negozi e i centri commerciali con l’installazione di pannelli solari, l’ottimizzazione dei sistemi di raffreddamento e riscaldamento e l’illuminazione a risparmio energetico.
Coloro che sono stati intervistati affermano di utilizzare sacchetti della spesa riutilizzabili.
Quattro su dieci dei residenti (40%) concordano sul fatto che l’imballaggio superfluo o non riciclabile sia il problema ambientale più significativo nei negozi.
Le opinioni sono diverse sulla questione di quali siano i problemi più gravi:
se il raffreddamento e il riscaldamento inutilmente forti (16%),
l’illuminazione eccessiva (12%),
l’inquinamento ambientale dovuto ai trasporti (12%) o
le merci provenienti da fonti non sostenibili (12%).
Un terzo dei partecipanti (37%) ritiene che l’atteggiamento dei negozi nei confronti della protezione ambientale mostri una situazione mista, mentre solo uno su dieci (12%) considera sostenibili le loro attività.
Il 15 aprile il governo lancia un nuovo programma di quasi 200 miliardi di fiorini ungheresi finanziato dall’Unione Europea per favorire l’occupazione tra gli ungheresi sotto i 30 anni (leggi anche il sussidio per il ricambio generazionale sul luogo di lavoro).
Lo schema, che include supporto per stipendi, affitto, costi di trasporto e formazione, potrebbe aiutare circa 84.000 giovani ungheresi a trovare lavoro nel periodo 2024-2029.
Che cosa copre il programma?
Il programma coprirà la metà dei costi salariali dei datori di lavoro, fino a un massimo di 250.000 fiorini mensili, per le nuove assunzioni sotto i 30 anni per un massimo di sei mesi in alcuni casi.
Metterà a disposizione fino a 186.760 fiorini al mese per il sostegno all’affitto per le potenziali assunzioni che vivono a più di 60 km dal luogo di lavoro.
Per quanto riguarda iltrasporto, chi sceglie di viaggiare per lavoro può ottenere 13.340 fiorini di sostegno per ogni 10 km da percorrere per raggiungere il luogo di lavoro.
Il Ministero dell’Agricoltura si impegna a garantire che la coltivazione delle uve in Ungheria abbia il minor impatto ambientale possibile e che i vini siano prodotti nel modo più efficiente dal punto di vista energetico possibile. Così ha affermato il Ministro dell’Agricoltura István Nagy durante la riunione organizzata in occasione del 100º anniversario dell’Organizzazione Internazionale della Viticoltura e dell’Enologia a Brescia, Italia, il venerdì 12 aprile 2024.
Si tratta della prima riunione a livello ministeriale dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv), che quest’anno celebra i primi 100 anni di attività. Alla riunione ministeriale hanno partecipato 30 delegazioni.
Il ministro ha sottolineato che la protezione ambientale e la sostenibilità hanno cambiato le abitudini dei consumatori. La stragrande maggioranza dei prodotti vinicoli consumati in Ungheria è stata prodotta in loco; pertanto, l’impronta di carbonio di questa area nel paese è bassa, ha affermato il ministero.
L’obiettivo dell’Ungheria è diventare “il punto di connessione” per le aziende del settore automobilistico provenienti da Est e Ovest entro il 2030, ha dichiarato il Segretario di Stato per la Politica Industriale e la Tecnologia Gergely Fábián durante il Budapest Automotive Summit.
Il governo mira a rendere l’Ungheria un centro per i test di veicoli in tutta Europa e un centro regionale per la produzione nel settore automobilistico.
Un’altra “attività prioritaria” è supportare l’integrazione più profonda dei fornitori ungheresi nella catena del valore.
Entro la fine del decennio, l’obiettivo è posizionare l’Ungheria al primo posto in Europa per quanto riguarda l’incorporazione nell‘ecosistema dell’elettromobilità.
Ha anche affermato che l’Ungheria cercherà sostegno per un programma a livello europeo per sostenere l’elettromobilità quando assumerà la presidenza rotante del Consiglio dell’Unione europea nella seconda metà dell’anno.
Un tale programma potrebbe dare un vantaggio al settore manifatturiero di veicoli elettrici in Europa mentre gli Stati Uniti e la Cina investono risorse significative nei propri settori di veicoli elettrici, ha aggiunto.
L’Associazione Dante Alighieri di Budapest ha organizzato la conferenza intitolata “Pioniere del giornalismo al femminile” che avrà luogo presso ARANYTÍZ Kultúrház, via Arany János n.10, 1051 Budapest, in data venerdì 19 aprile, dalle ore 18:00 alle 20:00.
Il principale problema dello studio del giornalismo femminile è dato dalla brevità del tempo finora dedicato alla trattazione delle fonti specifiche. È innegabile che la storiografia moderna inizia a studiare il giornalismo femminile solo nella seconda metà del Ventesimo secolo, motivo per cui molte autrici e molti articoli e testate sono ancora inesplorati in questo settore.
La conferenza sarà tenuta dalla dott.ssa Krisztina Sándor (75 minuti circa, con traduzione in lingua ungherese), cultrice della materia presso la cattedra di lingua e letteratura ungherese dell’Università Statale di Milano, traduttrice per Bompiani, Baldini e Castoldi, Adelphi e Marsilio Editore. Lavora al Consolato Generale di Ungheria in Milano, come addetta stampa e cultura. Le sue ricerche di dottorato si concentrano sul giornalismo femminile in Italia tra Otto- e Novecento, con particolare attenzione alle giornaliste attive a Milano.
L’evento vedrà la partecipazione del dott. Márk Berényi, esperto di Dante Alighieri, che introdurrà la presentazione (20 minuti circa, con traduzione in lingua ungherese). Consegue il dottorato di ricerca nel 2016. La sua ricerca verte principalmente sugli studi danteschi, ma il suo interesse mira anche alla politica italiana contemporanea. Ha pubblicato articoli nella rivista Geopolitica, nonché nella Külügyi Szemle [Rassegna Estera]. I suoi precedenti datori di lavoro sono stati il Ministero degli Affari Esteri e del Commercio e Giunti Editore. Márk Berényi lavora attualmente per il Ministero dell’Economia Nazionale.
Come partecipare?
Per chi fosse interessato si prega di contattare direttamente la Società Dante Alighieri all’indirizzo: info@dante-budapest.hu, entro il 17 aprile.
Come sostenere l’iniziativa?
Prima dell’evento si avrà la possibilità di acquistare dei “biglietti sostenitori” o diventare soci o si potrà comodamente inviare un contributo tramite bonifico bancario sul conto corrente
MBH Bank 10300002-13516849-00014903 Dante Alighieri Budapesti Egyesület (dall’estero: IBAN: HU72 10300002-13516849-00014903, SWIFT/BIC: MKKBHUHB),
indicando nella causale che si tratta di un “Biglietto sostenitori” o “Quota associativa”, la somma di quest’ultima é di 24.000 fiorini per un anno per i privati.
Il 26 e 27 aprile a Három Hollo tornerà il Festival letterario e culturale internazionale PesText, di cui abbiamo già scritto anche nel 2023.
Gli ospiti della due giorni del PesText Festival di Primavera, il 26 e 27 aprile a Három Hollo, saranno: Giulia Caminito, autrice del romanzo L’acqua del lago non è mai dolce, Davide Calì, creatore di libri illustrati e fumetti, Oya Baydar, una delle scrittrici più popolari e stimate della Turchia, e il portoghese David Machado, autore dell’indice di felicità media premiato con il Premio letterario dell’Unione Europea.
Si esibiranno anche il fumettista e scrittore italiano Luca Novelli e l’olandese Milo Van Bokkum, autore di un popolare libro sul significato dei confini internazionali.
Dialogheranno con loro scrittori, giornalisti e traduttori ungheresi famosi e popolari come Éva Bánki, Zsófia Czakó, Krisztián Puskár, Dávid Szél, Péter Szűcs e Bálint Urbán.
Come di consueto, le conversazioni si svolgeranno in lingua straniera (italiano, portoghese o inglese), ma gli organizzatori metteranno sempre a disposizione del pubblico un interprete ungherese.
I libri degli autori saranno disponibili per l’acquisto sul posto, e saranno disponibili anche autografi.
Emanuele Orsini è stato nominato presidente di Confindustria. Il Consiglio Generale di Confindustria ha designato Presidente Emanuele Orsini con 147 preferenze, sui 187 aventi diritto.
L’imprenditore originario dell’Emilia-Romagna prende il testimone da Carlo Bonomi e sarà al timone per il periodo 2024-2028.
Nato nel 1973, ricopriva la carica di vicepresidente di Confindustria ed è alla guida di Sistem Costruzioni e Tino Prosciutti.
Al termine di una contesa elettorale che si è distinta per essere stata una delle più polemiche e discordanti nella storia dell’associazione, caratterizzata da attacchi mediatici, comunicazioni anonime e contese interne, la priorità di Orsini sarà la riconciliazione delle divisioni all’interno di Confindustria.
“Abbiamo raggiunto, dopo un periodo elettorale estremamente arduo, l’obiettivo di unire nuovamente Confindustria, come è necessario, per rivolgere lo sguardo al futuro dell’industria italiana”.
Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria
Successivamente alla sua nomina, il consiglio generale del 18 aprile procederà alla votazione del programma e del team proposto per la presidenza, mentre il 23 maggio, l’assemblea dei delegati confermerà il nuovo presidente e la sua squadra.
In un’epoca in cui la sostenibilità ambientale è diventata una priorità inderogabile per il settore aziendale, molteplici società stanno riorientando le loro strategie per favorire un impatto più positivo sul pianeta. Questo cambiamento di paradigma ci ha spinti ad avviare una serie di interviste con rappresentanti di diverse aziende del network Confindustria Ungheriaper comprendere meglio come si stanno adattando a queste nuove tendenze.
In questo articolo verranno presentate le iniziative e le strategie adottate dalle aziende Sofidel e Lucart in merito alla sostenibilità.
L’obiettivo del nostro intervento è quello di arricchire la comprensione collettiva e di ispirare altri membri della nostra comunità imprenditoriale e del network di Confindustria Est Europa a intraprendere azioni simili.
Nell’articolo abbiamo esplorato le iniziative e le innovazioni che le aziende del settore cartario stanno adottando nel breve e medio termine per mitigare l’impatto ambientale delle loro operazioni.
Abbiamo chiesto ai nostri interlocutori quali sono le tecnologie o innovazioni specifiche che stanno implementando per ridurre l’impatto ambientale delle operazioni nel breve e medio termine. In una visione a lungo termine, invece, abbiamo chiesto quali potrebbero essere le sfide più significative che stanno affrontando per misurare l’impatto ambientale al fine di raggiungere gli obiettivi di lungo termine. Infine, ci siamo informati su quali potrebbero essere i loro KPIs (Key Performance Indicators) che utilizzano per valutare i progressi verso la sostenibilità.
Ringraziamo il Dott Omar Balducci, Sales Director AFH CEE and AMEA, Group Advisor di Lucart Group e il Dott Riccardo Balducci, Group Sustainability Director di Sofidel per aver risposto alle nostre domande. Ci piace pensare che la casualità di avere due esperti del settore cartario con lo stesso cognome si ricolleghi alla specificità del territorio italiano che ospita l’eccellenza dell’industria cartaria in Italia, tra cui spicca Lucca, la “Provincia della Carta”, che ospita entrambe le aziende nel suo territorio.
Omar Balducci, Sales Director AFH CEE and AMEA, Group Advisor di Lucart Group
Il settore cartario da molti anni è fortemente impegnato nella riduzione degli impatti ambientali legati alle proprie attività. Avendo individuato gli impatti principali nell’approvvigionamento delle materie prime fibrose, nei consumi energetici e nei consumi idrici, ci siamo mossi da tempo per ridurre gli impatti legati a questi aspetti e siamo determinati a ridurli ancora nei prossimi anni.
Le materie prime fibrose vergini provengono da catene di custodia certificate che assicurano la gestione sostenibile delle risorse forestali. Ben il 56% delle nostre materie prime fibrose è composto da carta da riciclare e contiamo di raggiungere il 60% entro il 2030.
Per quanto riguarda l’energia, già alla fine degli anni 80’ del secolo scorso abbiamo investito nell’autoproduzione di energia elettrica e termica (le cartiere hanno bisogno anche di calore) con turbine in cogenerazione ad alta efficienza e oggi stiamo investendo nelle energie rinnovabili come il fotovoltaico, l’eolico e le biomasse.
Infine i consumi idrici: abbiamo l’obiettivo di arrivare al 2030 con consumi 8 m3 di acqua per tonnellata di carta prodotta contro una media di settore che supera i 20 m3, il percorso fatto fino ad oggi è stato molto virtuoso e contiamo di continuare a migliorare riducendo tutti gli impatti legati alle nostre produzioni.
Riccardo Balducci, Group Sustainability Director, Sofidel
Nel realizzare prodotti in carta tissue per l’igiene delle persone e degli ambienti domestici e di lavoro, Sofidel fa della sostenibilità una leva strategica di sviluppo e di crescita, ponendosi l’obiettivo di ridurre al minimo gli impatti sul capitale naturale, per favorire la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
Sofidel è stata la prima azienda manifatturiera italiana, e la prima al mondo nel settore tissue, ad aver aderito nel 2008 al programma internazionale WWF Climate Savers (oggi, Climate Business Network), impegnandosi a raggiungere ambiziosi traguardi di riduzione volontaria delle emissioni climalteranti. Dal 2009 al 2020 Sofidel ha ridotto del 24% le emissioni dirette di CO2 (carbon intensity) in atmosfera.
Nel 2020, dopo i risultati ottenuti con il programma WWF, Sofidel ha fissato nuovi obiettivi di decarbonizzazione al 2030, che sono stati approvati da Science Based Targets (SBTi), organizzazione internazionale che aiuta le aziende a perseguire obiettivi di riduzione dei gas climalteranti in linea con la scienza. Questi obiettivi sono stati riconosciuti come coerenti con le riduzioni necessarie per limitare il riscaldamento globale ben al di sotto i 2°C, secondo quanto richiesto dall’Accordo di Parigi.
Target Sofidel al 2030
Negli ultimi anni, l’azienda ha investito oltre un miliardo di euro per costruire nuovi stabilimenti greenfield caratterizzati da elevati standard ambientali, nuove tecnologie e maggiore efficienza energetica degli impianti e dei processi produttivi. Nel suo impegno verso un’economia a basso impatto di carbonio, Sofidel sta attuando una strategia multi-opzione per l’incremento dell’utilizzo di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili attuata sulla base dei contesti nazionali dei Paesi in cui opera: normative, condizioni climatiche, infrastrutture, risorse naturali, incentivi.
Net Zero entro il 2050
Nel 2023, Sofidel si è impegnata ulteriormente per raggiungere il “Net Zero” entro il 2050, ovvero la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e la conseguente rimozione delle emissioni residue fino al punto più vicino possibile allo zero lungo tutta la catena del valore. La strategia per raggiungere il “Net Zero” si basa su un piano articolato, che guarda non solo alle attività industriali direttamente gestite da Sofidel, ma anche al coinvolgimento degli attori di tutta la filiera di fornitura, e anche alla progressiva maturazione di alcune opzioni tecnologiche a oggi dai costi non accessibili.
Tra le azioni più significative rientrano la possibile elettrificazione di alcuni processi produttivi, l’utilizzo crescente di combustibili di origine biologica e l’impiego di idrogeno verde.
Riduzione dell’incidenza della plastica
Agli obiettivi di riduzione delle emissioni, si aggiunge l’impegno Sofidel per dimezzare l’incidenza della plastica convenzionale nella produzione entro il 2030, rispetto al 2013, attraverso la riduzione dello spessore del film plastico impiegato nel processo produttivo, l’introduzione di nuovi packaging in carta kraft, e il progressivo impiego, in alcuni mercati, di plastiche riciclate o di bioplastiche. Al 2022, l’incidenza della plastica nel processo produttivo Sofidel è stata ridotta del 38,2%.
Con lei abbiamo dialogato sulle attività, eventi e programmi della Dante Alighieri a Budapest e di come il Comitato si posizioni nell’epoca attuale di digitalizzazione.
Potrebbe raccontarci del suo percorso professionale e di come è diventata la presidente del Comitato di Budapest della società Dante Alighieri?
Prima di tutto, grazie di avermi invitata. Sono molto lieta di essere qui.
Dopo essermi laureata in Pedagogia, grazie a una borsa di studio ho avuto la possibilità di andare in Italia per studiare la lingua. Ho frequentato una scuola di lingua e cultura italiane della Dante Alighieri; quindi, diciamo che il primo incontro con questa istituzione l’ho avuto a Siena. Successivamente, ho frequentato il Dams a Bologna e, in seguito, ho cominciato a lavorare come interprete e traduttrice.
Sono stata poi assunta presso la Tigaz, che a quell’epoca era stata privatizzata dall’Italgas di Torino, dove ho lavorato per quasi dieci anni ricoprendo diversi ruoli. All’inizio ho lavorato come prima segretaria dell’ingegner Marinò, amministratore delegato della società. Visto che in quell’azienda si parlava di economia e commercio, ho deciso di conseguire un’altra laurea in questa materia. In seguito, ho lavorato nell’ufficio contabilità della Tigaz.
Poi, tra la famiglia e i figli, mi sono allontanata dal mondo del lavoro. A Budapest ho cominciato a lavorare alla Banca Nazionale, dove lavoro ancora oggi nella parte della tutela dei clienti, che è un compito molto bello.
Pian piano, però, è cominciata a mancarmi l’Italia e la cultura italiana. Una mia amica che si era trasferita in Germania, Beatrice Santini, presidente della Dante Alighieri di Düsseldorf, mi ha fatto notare che a Budapest non c’era la Dante. Lei è una regista di opere, cantante lirica, pianista, compositrice e io pensavo di non essere così titolata come lei. Beatrice però mi ha ricordato quanto amassi la cultura italiana, quanto fossi praticamente presente in essa e che avevo insegnato la lingua, fatto l’interprete, frequentassi amici italiani e fossi brava nell’organizzare. E così abbiamo mandato il mio curriculum a Roma che è stato accettato e abbiamo fondato qui a Budapest il Comitato Dante Alighieri.
Nella fotografia il Dott. Alessandro Masi, segretario generale di Dante Global, conferisce alla Presidente Edit Császi la medaglia dell’Associazione Dante Alighieri.
Qual è la missione del Comitato Dante Alighieri di Budapest?
Come sappiamo, la Dante in tutto il mondo è presente in 80 paesi e quasi 500 comitati, di cui 400 fuori dal territorio italiano. Ogni comitato, come il nostro di Budapest, oltre a diffondere la lingua, la cultura e, più in generale, lo stile italiano, prende in considerazione le esigenze locali. Assieme ai miei collaboratori ho constatato, ad esempio, che qui a Budapest ci sono molte famiglie italiane con bambini ed io, visto che ho tre figli e una laurea di pedagogia, ho capito che, per esempio, non c’era né una scuola materna né un asilo nido italiani. Per una famiglia italiana con figli che non vuole perdere la propria lingua e cultura, questo comporta una difficoltà. E poi ci sono quelle famiglie che sono metà ungheresi e metà italiane ed anche lì c’è lo stesso desiderio. Quindi, qui in Ungheria il bambino comunque imparerà l’ungherese, però con l’italiano come fa? Una mamma, un papà come fanno a insegnarlo se lavorano tutto il giorno?
Per questo motivo, già da quest’anno faremo partire dei campi estivi. Siamo anche molto fortunati perché il vicepresidente, il Dottor Alessandro Gilioli, ha 12 cavalli: non uno, o due cavalli, 12! Di questi ci sono anche cavalli addestrati ad uso terapeutico; quindi, aspettiamo anche bambini che potessero averne bisogno, visto che, come sappiamo, la terapia con il cavallo è un’attività molto valida che aiuta veramente. Magari durante l’anno scolastico è difficile portare i bambini a svolgere questo tipo di terapia; invece, d’estate c’è più tempo. Inoltre, in un’ottica di portare i figli a fare qualcosa di giusto ed educativo, ma anche divertente, non solo ci sarà la possibilità di cavalcare, ma si potranno anche fare altre attività: arte, scienza, spettacolo, sport, musica, danza. A breve pubblicheremo le attività di questi campi estivi e aspettiamo bambini sia ungheresi, che italiani che di italo-ungheresi.
Oltre questo, continueremo a fare tanti programmi culturali, come quelli che abbiamo già fatto. Ad esempio, rifaremo il concerto Giovani Talenti. Per noi i giovani sono importanti e vogliamo concedere loro un palcoscenico, soprattutto se non hanno ancora un nome. L’altro argomento importante è la salute, a cui abbiamo già dedicato un evento.
In che modo la società si adatta alle sfide attuali, come ad esempio la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale per mantenere viva la cultura italiana?
Ringrazio per la bellissima domanda. Siamo ancora giovani, visto che ci siamo costituiti l’anno scorso, siamo su Facebook e Instagram e cerchiamo di essere sempre più presenti. Dal punto di vista della realtà virtuale, siamo fortunati di avere con noi la Consigliera della Presidenza, Dott.ssa Ágnes Jenei, che è una docente universitaria sulla realtà virtuale. Con lei pensavamo di fare un programma per imparare la lingua italiana con l’aiuto della realtà virtuale. È un servizio che ancora non esiste, ma che stiamo sviluppando. La metodologia usata proviene da una startup italiana.
Quali opportunità di collaborazione con altre organizzazioni culturali educative sono state esplorate o realizzate? Ci racconti, ad esempio, del recente evento organizzato “Longevità in buona salute e il ruolo della dieta”.
Come dicevo, per noi è molto importante il ruolo della salute. Quando si parla di cultura, molte volte pensiamo all’opera, al teatro, allo spettacolo, alla musica, alla scultura, alla pittura. È tutto vero, però nella cultura c’è anche la salute: si parla della cultura del mangiare, del vivere la nostra vita sana con un corretto benessere, degno di noi. Proprio per questo motivo abbiamo voluto creare queste serate sulla salute. La Dottoressa Ágnes Jenei che conosce e collabora con il Professor Roberto Volpe, scienziato e cardiologo preventivo, gli ha chiesto se voleva partecipare a questa iniziativa e lui ha accettato. È un nome molto conosciuto in Italia, ma anche a livello internazionale per la nutrizione e sul vivere sano. In Ungheria, però, lo è di meno. Quindi per introdurlo abbiamo chiesto aiuto all’Accademia Italiana della Cucina: abbiamo pertanto chiamato il Generale Michele Fasciano e la Dottoressa Maria Carmela Gaetani. Durante l’evento, che è stato molto bello ed emozionante, abbiamo parlato della salute e della dieta mediterranea: noi apprendiamo, che in Italia ci sono molto meno malati di malattie cardiovascolari. In Ungheria, purtroppo, questo numero è molto maggiore. Dopo l’evento, siamo andati a mangiare al ristorante italiano “Pomo d’Oro” dove abbiamo fatto una cena coi fiocchi. Lì ci ha preparato il menù salutare Gianni Annoni, il proprietario.
Rispetto alle aree del globo in cui la lingua e la cultura italiana conoscono un momento di rinnovato interesse, come si colloca l’Ungheria e come la società Dante Alighieri promuove la lingua? Offre ad esempio programmi speciali o borse di studio?
Noi siamo ancora all’ inizio, ci stiamo lavorando e stiamo facendo i primi passi. Tuttavia, stiamo già pensando a fare eventi culturali con cantanti, attori e musicisti italiani presenti in Ungheria oppure vorremmo invitare degli artisti dall’Italia. Stiamo cercando di trovare una Sede qui a Budapest e trovare dei fondi per realizzare un programma che coinvolga più conservatori e più accademie musicali dove possano venire i ragazzi, gli studenti che sono, per esempio, compositori o cantanti. Noi cerchiamo soprattutto di porre attenzione sui giovani artisti.
Il 19 aprile inviteremo la Dottoressa Krisztina Sándor. È ungherese, ma lavora a Milano al consolato e nel frattempo sta facendo il suo dottorato. Nella sua molto attesa serata ci presenterà i pionieri del giornalismo femminile.
Per il 10 maggio abbiamo invitato Paolo Marzocchi, pianista, compositore ma anche docente dell’Accademia di Ravenna dove insegna composizione. Ci porterà un concerto europeo, visto che è amante della musica di Liszt.
Ci sono anche dei corsi diretti verso la realtà imprenditoriale italiana. Vorrebbe dirci qualcosa in proposito?
Budapest è una grande città dove ci sono vari istituti italiani e società dove insegnano italiano. Per questo motivo, noi non cerchiamo di tenere corsi di lingua già presenti, ma cerchiamo di organizzare corsi di lingua non ancora soddisfatti dal mercato. Per esempio, abbiamo visto che i corsi professionali specialistici mancano. Vediamo anche che i manager italiani in Ungheria, che vorrebbero imparare l’ungherese, cercano corsi più specifici per le loro esigenze. Cerchiamo quindi di colmare le lacune del mercato, rispettando tutte le altre entità.
Come vede il futuro del Comitato Dante Alighieri di Budapest? Ci sono progetti o iniziative future che può condividere? Ad esempio ci ha parlato della serie di eventi chiamate “Serate della Salute” e altri eventi in programma. Le piacerebbe condividere qualcosa di merito?
Cerchiamo di fare ogni mese un evento culturale, però speriamo che, in futuro, quando saremo più conosciuti e avremo più soci, riusciremo a fare più programmi. Ci sono tante possibilità, ma per ora siamo limitati: tutte queste attività hanno un costo ed, essendo un’associazione, non possiamo far pagare il biglietto d’ingresso. Chi se la sente e ha voglia può prendere un Biglietto Sostenitori oppure può associarsi con la quota associativa.
Colgo quindi l’occasione per invitarvi a diventare nostri soci o nostri sostenitori.
Cerchiamo di fare dei programmi un po’ per tutti. Ad esempio, ora stiamo organizzando i campi estivi per i bambini, ma il nostro scopo nel futuro è quello di creare la scuola materna. Guardando ad altre età, abbiamo organizzato il concerto Giovani Talenti che vorremmo riproporre regolarmente. Invitiamo però tutti gli artisti che vivono a Budapest che sono italiani o che amano la cultura italiana perché vogliamo dare la possibilità a tutti di esibirsi.
Ogni tanto poi invitiamo anche personaggi dall’Italia, come per esempio il Professor Alessandro Masi che è il segretario generale della Dante Global. È uno storico dell’arte ed uno scrittore. Vorremmo tradurre in ungherese il suo ultimo libro: Vita Maledetta di Benvenuto Cellini. Per l’autunno stiamo organizzando un festival culturale e lui sarà presente nel Festival della Dante in questo Festival Dante qui a Budapest per presentare il suo libro.
Un altro nostro progetto riguarda organizzare un evento con 7-8 conservatori in modo da chiamare giovani musicisti.
In conclusione, come può il pubblico contribuire o partecipare all’attività del Comitato Dante Alighieri di Budapest? Ad esempio, ha citato la tessera associativa.
Sì, abbiamo una tessera associativa. La quota è bassissima per venire in contro a tutti: vi consiglio di andare a vedere sul nostro sito per saperne di più. Inoltre, con la tessera associativa non si deve più pagare per partecipare agli eventi, oltre ad altre agevolazioni, come ad esempio entrare gratis ad alcune mostre.
Alla Fondazione abbiamo cominciato con 26 soci, ora siamo quasi 50.
Noi la ringraziamo molto per il suo intervento e le auguriamo un buon proseguimento con l’attività del Comitato Dante di Budapest.
Grazie mille. Io vorrei ringraziare tutti coloro, che già ci sono associati e ai nostri della direzione che mi aiutano giornalmente e sono sempre presenti.
Spero che riusciremo a diffondere la voglia di fare, e l’entusiasmo che noi tutti qui sentiamo alla Dante Alighieri di Budapest.
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