L’Ungheria si oppone all’introduzione dell’imposta minima globale dell’UE

L’Ungheria ha sollevato obiezioni sull’attuazione di una tassa minima globale nell’Unione Europea

Quasi 140 paesi hanno sostenuto l’accordo negoziato dall’OCSE in ottobre su un’aliquota minima del 15% sulle multinazionali. L’accordo renderebbe più difficile per aziende come Google (Alphabet), Amazon e Facebook (Meta) evitare le tasse registrando profitti in giurisdizioni a basso gettito fiscale. 

I singoli paesi devono ora definire i dettagli su come l’accordo sarà attuato.
La Francia, che detiene la presidenza semestrale dell’UE, ha spinto per una rapida attuazione nel blocco dei 27 paesi.
La Polonia continua a bloccare l’accordo e anche l’Ungheria ha espresso riserve.

“L’elaborazione di norme dettagliate per la proposta dell’OCSE di una tassa minima globale e la proposta del Consiglio dell’UE non procedono al ritmo previsto”, ha dichiarato il governo ungherese.

Il governo ha detto che l’introduzione della proposta dell’OCSE di tassare le grandi imprese digitali è stata ritardata, mentre le aziende che creano posti di lavoro in Ungheria sarebbero state tassate immediatamente.

Il commento del Ministro delle Finanze

L’Ungheria non supporta l’approvazione da parte dell’Unione Europea di una direttiva sull’adozione dell’imposta globale minima sugli utili delle società dell’OCSE, ha affermato venerdì il Ministro delle Finanze Mihály Varga dopo una riunione dei suoi colleghi dell’UE a Lussemburgo.

L’adozione dell’imposta globale minima sulle società significherebbe tasse più elevate, riduzione della competitività e perdita di posti di lavoro in Ungheria, motivo per cui l’Ungheria non sostiene l’approvazione della direttiva UE sulla misura, “nonostante le pressioni internazionali”, ha riferito Varga ai giornalisti.

“L’Ungheria non pensa che questa misura abbia posto quando i prezzi dell’energia stanno salendo, gli oneri si stanno accumulando sulle famiglie e le imprese devono affrontare sfide sempre più difficili“, ha affermato Varga.

Il commento del Ministro degli Affari e del Commercio estero

Il ministro degli Affari e del Commercio estero Péter Szijjártó, durante una chiamata effettuata martedì 14 giugno, ha riferito al suo omologo statunitense Antony Blinkenì che l’Ungheria non è entusiasta dell’iniziativa di adottare l’imposta minima globale dell’OCSE sugli utili societari (profitto aziendale) nelle circostanze attuali. 

Questo è stato affermato dallo stesso Szijjártó in un post su Facebook: “Ho detto che non siamo affatto entusiasti dell’idea [della tassa minima globale], soprattutto non nella sua forma attuale, e chiaramente non nelle circostanze attuali”, ha affermato.

Ha avvertito che la tassa sul profitto minimo globale potrebbe essere “il colpo finale” per i produttori con le sfide che la guerra in Ucraina pone all’economia europea. Ha sottolineato gli sforzi per introdurre la tassa minima in Europa dall’inizio del 2023, “mentre il rollout nel resto del mondo avverrà chissà quando, se mai”. “Questo sarebbe un colpo basso per la competitività europea, che sarebbe meglio evitare”, ha aggiunto.

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