Zsolnay, l’azienda di porcellane ungheresi, esce da liquidazione

Sembra giunta a una soluzione la lunga vicenda di Zsolnay, l’azienda ideatrice delle prestigiose porcellane ungheresi originaria della città di Pécs, dove si trova anche un quartiere dedicato alle famose ceramiche. Il proprietario di maggioranza della società, lo svizzero-siriano Bachar Najari, infatti, avrebbe finito di pagare i debiti verso la West Hungaria Bau che a sua volta aveva acquisito i cespiti dalla statale Banca per lo Sviluppo Ungherese (MFB), fornitrice del prestito. Ma la storia dietro al salvataggio della produttrice di stoviglie e piastralle decorate sarebbe molto più intricata e viene da pensare che non sia finita. 

Il risanamento dei debiti ha portato alla chiusura della procedura di liquidazione ordinata dalla corte di Zalaegerszeg e della custodia cautelare dell’azienda di Pécs. Dalla metà di aprile è battaglia per ottenere la proprietà della fabbrica di stoviglie di lusso, il cui azionista di maggioranza è il siriano Bachar Najari. Najari vive in Ungheria dagli anni Settanta ed è sposato con un’ungherese che, sembra, è il motivo del suo attaccamentro al destino della Zsolnay. La cifra sborsata dall’investitore orientale è di 390 milioni di fiorini, ma lo stesso uomo d’affari ha fatto sapere di aver speso oltre 500 milioni di fiorini nelle scorse settimane per salvare l’azienda. Secondo l’agenzia di stampa MTI Najari avrebbe dichiarato “è discutibile che questi fondi non sia stano utilizzati per lo sviluppo dell’azienda o per rafforzare il prestigio del marchio”. Najari che in un primo tempo era partner della città di Pécs nella proprietà di Zsolnay, all’inizio dell’estate ha denunciato che l’azienda sarebbe sotto attacco di un gruppo che sta facendo lobby per rilevare l’attività. Come spiega il sito Hungarian Spectrum, negli anni Novanta il precedente proprietario aveva venduto la ditta alla città di Pécs per 1 fiorino, ma nel 2013 Najari ha acquistato il 74,5% delle azioni della fabbrica per 180 milioni di fiorini e la promessa di investire altri 500 milioni nell’azienda. All’epoca la Zsolnay aveva una perdita di 268 milioni di fiorini, che Najari ha saputo ridurre a 54,1 nel giro di due anni.
 Il nodo è tuttavia nel prestito da 413 milioni di fiorini da parte della Banca Ungherese per lo Sviluppo che la Zsolnay aveva ottenuto prima di passare nella mani di Najar: appunto il debito che pochi giorni fa l’investitore ha sanato. Come evidenzia Hungarian Spectrum, lo scopo della Banca Ungherese dello Sviluppo (MFB) é quello di incentivare le aziende locali ad investire provvedendo risorse “sotto termini favorevoli, a sostegno degli obiettivi di sviluppo dello stato” e in base all’accordo con Najari il comune di Pécs avrebbe dovuto negoziare con la MFB per convincerla a dimenticare il vecchio prestito in modo da salvare l’azienda. La banca, infatti, spiega ancora Hungarian Spectrum, non impose alcuna pressione a Najari riguardo alla linea di credito, finché il 18 maggio di quest’anno non è stato informato all’improvviso di avere 15 giorni per restituire l’intera somma in una sola rata. All’inizio di quest’anno il governo aveva dichiarato la Zsolnay “organizzazione economica che gode di priorità strategica”, uno status speciale che permette al governo, se necessario, di rilevare la società in liquidazione.Pécs ha dunque fondato una società cui ha fatto assumere i dipendenti licenziati dalla Zsolnay in liquidazione: lo scopo potrebbe essere quello di allontanare Najari e restituire l’azienda alla città, che tuttavia non potrebbe mantenerla a lungo. E qui arriva il punto focale, finalmente, sotto il nome di Attila Paár, uno dei cosiddetti “oligarchi della Fidesz”, il partito al governo, a quanto pare molto interessato ad acquistare la Zsolnay. Perchè tanto interesse per una società in difficoltà economiche? Di nuovo è Hungarian Spectrum a venirci in aiuto, ricordando che gli affari della Zsolnai sono stati in parte risanati da Najar e, soprattutto, che molti importanti edifici di Budapest piastrellati da Zsolnay stanno per essere restaurati.
Tra questi il Museo delle Arti Applicate e il palazzo dove sarà trasferito il Ministero dell’Economia nel Distretto del Castello, nei pressi del futuro ufficio del Primo Ministro. Lavori che, secondo la logica che sembra dominare la scena ungherese da 6 anni a questa parte, devono essere assegnati a entità vicino al partito alla maggioranza.
Paár non é un personaggio nuovo in tale contesto: fu lui ad acquistare la Elios Zrt. azienda del genero del pm Viktor Orbán quando l’ufficio anti-frodi della Commissione Europea minacciò di indagarne l’ultilizzo dei fondi UE di cui usufruiva.

Claudia Leporatti

Redazione Economia.hu 

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