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I veronesi dell’anno 2020. Da Verona a Budapest

“Anche nel 2020 ho avuto l’onore di essere nuovamente annoverato tra i veronesi dell’anno dalla rivista Verona Sette, al fianco di altri prominenti nomi della cultura e dell’economia.” A. Farina

Qui trovate l’edizione digitale de “I veronesi dell’anno 2020”

<<Alessandro Farina, veronese del 1967, laureato in Economia e Commercio nel 1992, data in cui decide di avventurarsi nel mondo del lavoro, lontano da casa però, in Ungheria dove oggi ha importanti interessi economici>> Cosí inizia l’intervista ad Alessandro Farina realizzata da Verona Sette per l’annuale edizione de I Veronesi dell’anno 2020.

<<Nel 1992, appena conclusi con successo gli studi in economia e commercio, decisi di provare la mia prima esperienza all’estero. Francamente, non conoscevo il mondo … per non parlare dell’Ungheria!

In quel periodo la mancanza di internet non facilitava di sicuro la ricerca di contatti in altri paesi per un ragazzo della mia età, quindi affidai questo compito a conoscenti di mio padre. Nel giro di poche settimane tramite amici di famiglia, ho colto l’opportunità di uno stage in una società di consulenza inglese con sede a Budapest. Quindi presi il mio primo treno per i paesi dell’Est … inizió cosí la mia avventura!

Come é stato il suo primo approccio con l’Ungheria?

<<L’Ungheria dei primi anni ’90 era molto diversa da quella di oggi. Alcune delle caratteristiche che oggi fanno dell’Ungheria una terra di investimenti non erano ancora nemmeno in progetto. A quel tempo, ancora dominata dalla Trabant, con vestiti di viscosa verde pisello o melanzana, era normale bere un caffè cattivo con una zolletta di zucchero che non si scioglieva mai e una palinka (simile alla nostra grappa) alle 9 del mattino. >>

Ed oggi, invece come si presenta l’Ungheria?

<<Sono passati 28 anni dal mio arrivo a Budapest. L’Ungheria ha puntato su una politica economica di sgravi fiscali, supporto alle imprese e agli investimenti esteri, ha sviluppato una logistica incredibile ed é diventato un paese con una infrastruttura aziendale avanzatissima.

Nel frattempo io ho costruito mattoncino dopo mattoncino la mia società di consulenza per assistere gli investitori stranieri e posso dire che il valore più grande della mia presenza è proprio quello di saper interpretare al meglio queste differenze culturali che in parte anche oggi vedo e che spesso creano punti di incontro e confronto.>>

Nel 2013 ha ricevuto l’onorificenza di „ufficiale al Merito della Repubblica Italiana” ce ne parla? 

<<Il giorno in cui ho ricevuto comunicazione dalla nostra Ambasciata di questo onore che mi veniva fatto, sono rimasto molto piacevolmente colpito. Il tutto era inaspettato ma evidentemente qualcuno ha voluto riconoscere l’amore e la passione dedicata in tanti anni allo sviluppo dei rapporti bilaterali. Ancora oggi questa onorificenza con orgoglio fa bella mostra di sé alle spalle della mia scrivania.>>

Le manca Verona, e cosa in particolare della sua città natale?

<<Si dice che il sangue non sia acqua! Ed é quindi chiaro che un veronese resterà legato per sempre alla sua città natia. In questi anni al tempo stesso ho apprezzato sempre di piú questa doppia dimora dove sento vicino al mio cuore sia Budapest che Verona. Fortunatamente, grazie al mio lavoro, e al fatto che anche mia moglie é di Verona e che nostro figlio Alberto (nome del nonno paterno) adora tornare a visitare i nonni nella villa di campagna, rientriamo spesso in un clima gioioso ove guardo la mia cittá natale ogni volta con rinnovato entusiasmo!

Non vi nego che ancora oggi quando torniamo in Ungheria, rigorosamente in automobile, la macchina strabocca di generi alimentari italiani, per non farci mai mancare nulla.>>

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