Combattere la disinformazione: suggerimenti dal mondo accademico

Un articolo pubblicato sul Journal of Social Epistemology dal titolo “Institutions of Epistemic Vigilance: The Case of the Newspaper Press“, scritto dai ricercatori della CEU Central European University Akos Szegofi e Christophe Heintz, descrive come possiamo e dobbiamo combattere la disinformazione: attraverso l’azione collettiva.

La lotta può essere vinta solo aggiornando le istituzioni di vigilanza epistemica esistenti, sostengono i ricercatori, ma non necessariamente aggiornando la mente umana.

Szegofi e Heintz dimostrano che l’attuale era che talvolta definiamo post-verità non è priva di precedenti: ogni volta che gli ambienti di comunicazione cambiano, i e le parlanti che vogliono ingannare chi ascolta, che vuole evitare di essere ingannato a sua volta, sono coinvolti in un meccanismo simile a una corsa agli armamenti. L’ultima fase di questo meccanismo è quella che oggi chiamiamo post-verità.

Ma come può chi ascolta prevalere in questa corsa agli armamenti? Come si può evitare di essere ingannati quando ci sono così tante nuove piattaforme comunicative e metodi per essere ingannati?

Gli autori sostengono che l’umanità ha escogitato un metodo specifico: invece di evolvere il proprio cervello per soddisfare i requisiti del nuovo ambiente comunicativo, evolve le istituzioni per fare il lavoro pesante. Queste “istituzioni di vigilanza epistemica” sono organizzate in modo analogo al funzionamento di alcune capacità del cervello. Invece di cellule e percorsi neuronali, i compiti sono distribuiti tra individui umani e strumenti non umani come motori di ricerca e database investigativi open-source. Così, quando il compito di curare le informazioni può essere troppo gravoso per un singolo individuo nella nostra frenetica era digitale, le istituzioni glielo rendono comunque possibile.

“Sebbene le persone abbiano le capacità psicologiche per esercitare da sole la vigilanza epistemica, ci sono contesti in cui è vantaggioso affidare questi compiti alle istituzioni, ad esempio nel caso di informazioni mediche difficili ma altamente rilevanti o nel filtrare le informazioni pertinenti/irrilevanti”,

afferma Christophe Heintz.

Le istituzioni sono tuttavia costruzioni fragili che devono affrontare diverse nuove sfide. Un possibile problema, sottolineano gli autori, è il fatto che le buone pratiche epistemiche sono costose e l’aspettativa di informazioni gratuite da Internet costringe le istituzioni epistemiche a cercare fondi altrove, il che potrebbe danneggiare la loro imparzialità e fattualità.

Il ruolo dei social media: tutte le informazioni sono nello stesso piano

Un’ulteriore difficoltà è rappresentata dalle piattaforme dei social media, dove i lettori e le lettrici incontrano il falso e la verità nello stesso spazio epistemico.

La presentazione simultanea “mette le informazioni affidabili in una competizione impari: la verità è insensibile alle nostre preferenze, mentre i falsi sono ritoccati per adattarsi a esse”. In questo modo, i meccanismi psicologici di vigilanza epistemica – che tendono a modulare la fiducia alla luce della fonte del messaggio – diminuiscono la loro efficienza“, afferma Akos Szegofi.

La sfida dell’intelligenza artificiale

L’articolo tocca anche la questione dell’utilizzo futuro dell’IA e il timore che possa essere usata per produrre disinformazione in futuro. “Le istituzioni di vigilanza epistemica sono effettivamente sfidate dalla digitalizzazione. Forse la soluzione risiede anche nella digitalizzazione, nella programmazione dell’IA per curare informazioni affidabili basate sui principi della vigilanza epistemica“, sostengono gli autori.

In conclusione, la storia ci dice che le istituzioni che forniscono informazioni affidabili sono fragili e non esiste una strategia semplice per ripararle. Szegofi e Heintz ritengono che, sebbene non sia certo che in futuro avremo istituzioni di vigilanza epistemica, vale la pena di salvarle, perché ci permettono di avere fiducia.

Qui un video di 2 minuti su “Social Indicators of Trust in Experts and Institutions” pubblicato da Social Epistemology, di cui l’articolo di Szegofi e Heintz fa parte.

Fonte: ceu.edu

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Irene Pepe
ITL Group | Marketing & Communications Manager Economia.hu | Editor-in-Chief

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