Superlaser: assegnato l’appalto per l’ELI di Szeged

Assegnato l’appalto per la costruzione del “superlaser centre” europeo di Szeged, in Ungheria meridionale.

Ad aggiudicarsi i lavori è stato un consorzio di due aziende, la Strabag MML e la Swietelsky Magyarország.

Il consorzio era stato dichiarato vincitore a gennaio, ma un altro partecipante alla gara si era appellato, contestando la decisione del board, argomentando che l’offerta era stata eccessivamente bassa. 

 

Perché Szeged 

 

Siamo nella terza città ungherese per grandezza, Szeged, non lontano dal confine serbo e da quello con la Romania, a 170 chilometri da Budapest. Grazie ad un’università inserita tra le migliori cento del Vecchio Continente e al Biological Research Centre dell’Accademia Ungherese delle Scienze, i cui scienziati sono stati, nel 2000, i primi al mondo a produrre materiale ereditario artificiale, Szeged è diventata senza dubbio uno dei punti di riferimento in Europa Centro-Orientale per diverse branche della ricerca. Proprio per questo nel 2009 la città magiara è stata scelta per ospitare il progetto della Extreme Light Infrastructure, acronimo ELI, insieme ad altre due sedi, una in Repubblica Ceca e l’altra in Romania. Donare alla scienza un laser 100mila volte più potente di tutte le centrali elettriche attive al mondo, è questo l’obiettivo, a dir poco ambizioso ma non irraggiungibile, di ELI – NP, il progetto di ricerca paneuropeo cofinanziato attraverso fondi regionali UE e che trova in Ungheria una delle sue tre sedi.  

 

Cosa farà l’ELI 

 

Gli impieghi di questo istituto di ricerca sono numerosi e d’interesse tutt’altro che astratto, ma bensì applicabili a biologia, scienze della materia e medicina, per la quale in particolare permetterà di sviluppare nuovi raggi per le terapie antitumorali. Il laser da 1018 watt della  Extreme Light Infrastructure darà inoltre l’opportunità di ridurre di il ciclo di vita dei rifiuti radioattivi “da milioni di anni ad alcune decine di minuti”. In termini tecnici le tre infrastrutture serviranno alla ricerca sulle interazioni via laser nel regime relativistico, allo sviluppo di una particella a gittata ultra-breve e di fonti di radiazioni per scienze fondamentali ed applicate. Il laser è stato inserito dal governo ungherese tra i progetti prioritari per il periodo 2014-2020, anche perché prevede la creazione di 400 posti di lavoro a Szeged, entro il 2016. Il progetto, la cui prima fase è costata circa 37 miliardi di fiorini ed è stata finanziata per l’85% dall’Unione europea, è stato ideato in Francia, dove, all’interno del Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica, è stata condotta la fase preliminare, con il coinvolgimento di 13 diversi laboratori.

 

Il progetto e le sue fasi 

 

Il mandato per la costruzione di ELI è stato assegnato a Praga il 1 ottobre 2009 e ognuno dei tre Paesi selezionati è responsabile di un diverso pilastro del progetto: l’Ungheria del settore della ricerca scientifica ad attosecondi (un attosecondo è un intervallo di tempo molto piccolo, equivalente ad un quintilione di secondo), alla Repubblica Ceca quello della generazione beamline di fonti secondarie e alla Romania la fisica nucleare basata sui raggi ad alta energia. Szeged, più nel dettaglio, servirà allo sviluppo di tecniche laser per la generazione di impulsi ad attosecondi con applicazioni di natura interdisciplinare che coinvolgono nuove tecnologie laser, ottica non-lineare estrema, fisica atomica e molecolare, chimica e biofisica. Quella ungherese si chiamerà infatti struttura di ricerca ELI-ALPS, dove ALPS sta per “Attosecond Light Pulse Source” e aprirà nuove aree di studio nel campo delle dinamiche atomiche e molecolari, fornirà la chiave di accesso a raggi X e ultra violetti ad alta luminosità, darà un contributo allo sviluppo delle immagini a 4 dimensioni, oltre a fare strada a nuovi approcci alla medicina, alla biologia, alla tutela dell’ambiente e del clima. A novembre 2013 i lavori sono stati avviati su un cantiere di 10 ettari, di cui 6 sono stati liberati da detriti ed arbusti per la realizzazione dell’infrastruttura. 

 

Claudia Leporatti

 

Redazione Economia.hu

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