CEO Survey di PwC Hungary: risultati e prospettive

Riportiamo di seguito la versione tradotta in italiano di un articolo pubblicato dal Budapest Business Journal l’8 aprile 2022.

Il 31 Marzo 2022 si è tenuto l’evento di presentazione ufficiale della undicesima edizione del CEO Survey di PwC Hungary.

La presentatrice Barbara Koncz  ha ricordato ai presenti come l’ultima edizione in presenza si sia tenuta nel 2020 a causa dell’emergenza coronavirus.

PwC ha condotto 262 interviste con gli amministratori delegati, il più grande pool di partecipanti fino ad oggi, questo attribuisce autorevolezza ai risultati ottenuti. Tuttavia, per la seconda volta in tre anni, l’annuale CEO Survey di PwC Hungary è stato influenzato da eventi imprevedibili. Le prospettive macroeconomiche, le principali minacce e la loro probabilità, sono state ora rivalutate, con una prospettiva radicalmente diversa nel breve termine.

Il lavoro sul campo per l’indagine del 2022 è stato condotto tra ottobre e dicembre 2021. Sebbene le tensioni geopolitiche tra Russia e Ucraina fossero evidenti in quel momento, nessuno pensava seriamente che una guerra fosse probabile fino a quando Vladimir Putin non ha ordinato alle sue forze di invadere.

Forse c’era qualcosa nell’aria, tuttavia, almeno per i CEO ungheresi, molto più vicino a quel disagio rispetto alla maggior parte dei loro colleghi globali. “Nessuno poteva essere preparato per quello che è successo”, ha ricordato Tamás Lőcsei, CEO di PwC Ungheria.

Ungheresi prudenti

Anche prima del conflitto, i CEO locali erano molto più cauti dei loro colleghi globali riguardo alle prospettive per il 2022.

Mentre il 77% dei CEO globali affermava di aspettarsi un miglioramento della crescita economica globale durante il prossimo anno, solo il 46% dei CEO ungheresi lo fece (un marcato calo dal 65% dell’anno precedente); la maggioranza prevedeva che la crescita ristagnasse o diminuisse.

Anche l’ottimismo sul volume della crescita economica ungherese è scemato, con più della metà dei CEO ungheresi che ha affermato che un rallentamento o una stagnazione era più probabile nel 2022.

Tornando all’evento, Tamás Lőcsei ha notato che, in mezzo a questo pessimismo e ai numerosi rischi là fuori, gli ultimi due anni hanno almeno dimostrato come gli amministratori delegati sappiano far fronte agli imprevisti.

“Questo ci ha portato fuori dalle nostre zone di comfort. Abbiamo dovuto imparare molto”.

Non è una brutta cosa. PwC ha sempre sostenuto il life long learning e da tempo sostiene che i CEO devono essere multitasking. Ma al contempo devono essere in grado anche di creare e poi amministrare comunità di fiducia con i loro colleghi.

“Avremo successo se riusciamo a creare comunità in grado di risolvere i problemi”.

Una statistica interessante che Koncz ha evidenziato dal sondaggio del 2022 è stata quella dei 262 CEO ungheresi intervistati, un quinto erano donne, la percentuale più alta fino ad oggi. Quel numero era statisticamente abbastanza significativo per vedere se c’erano differenze nelle risposte basate sul genere. E dai dati risulta che non c’erano, così come non c’era alcuna divergenza basata sull’industria o sull’età.

Quattro quinti delle aziende ungheresi hanno classificato la digitalizzazione e l’automazione, la soddisfazione dei clienti e il coinvolgimento dei dipendenti come i loro principali obiettivi strategici. Tuttavia, solo la metà di loro ha fissato obiettivi per ridurre il proprio impatto ambientale e ancora meno hanno affrontato la diversità di genere nelle operazioni della propria azienda.

Il cambiamento climatico è un tema che ha sollevato questioni importanti. PwC ha rilevato che solo il 38% delle aziende ungheresi ha affrontato il problema in modo significativo. Un quinto delle aziende punta al net-zero, cioè al ridurre le emissioni di gas serra il più vicino possibile allo zero, mentre il 35% si è impegnato a raggiungere la carbon neutrality.

Fiducia duratura

Sulla base dei risultati del sondaggio, Barbara Koncz ha evidenziato che, sebbene le prestazioni dei CEO siano ancora valutate principalmente rispetto alle metriche aziendali tradizionali, c’è un crescente interesse tra gli investitori e i dipendenti per gli obiettivi ESG (Enviromental, Social and Governance) a lungo termine.

I CEO devono quindi affrontare una duplice sfida: soddisfare sia le aspettative aziendali che quelle degli stakeholder al fine di mantenere una fiducia duratura.

La “fiducia” è stato forse il tema centrale sia della serata che del sondaggio. I risultati potrebbero avere risvolti positivi per gli amministratori delegati ungheresi. Secondo l’Edelman Trust Barometer, infatti, la fiducia nelle istituzioni e nei decisori governativi di tutto il mondo è continuata a diminuire nel 2021.

Róbert Bencze, People & Organization Consulting Director di PwC Ungheria, ha identificato il governo e i media come le organizzazioni e le istituzioni meno affidabili, mentre le ONG e le imprese come le più degne di fiducia.

Anche Tamás Lőcsei ha riflettuto su questo nel comunicato stampa ufficiale. “In un contesto economico sempre più instabile, i membri della comunità imprenditoriale sono gradualmente saliti al di sopra di altri attori in termini di fiducia riposta in loro”, ha affermato. “I CEO e altri leader aziendali rimangono il legame di fiducia tra il settore privato e quello pubblico. Sono quelli che sono accessibili e più direttamente responsabili delle loro parole e azioni, specialmente nel rigido mercato del lavoro odierno. Soddisfare queste aspettative richiede più responsabilità e nuovi ruoli da parte di noi leader“, ha aggiunto.

Oltre ai relatori di PwC Ungheria, l’evento di lancio ufficiale ha visto anche tre relatori ospiti: Vilmos Csányi, professore e presidente del dipartimento di etologia dell’Università Eötvös Loránd, Budapest: “Belief, Trust, Community”; Noémi Orvos-Tóth, psicologa clinica: “Il leader e le sue paure;” e Katalin Sipos, direttrice di WWF Ungheria: “About the Future of the Earth”.

Fonte: BBJ |

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