Per le PMI italiane, l’intelligenza artificiale non è più solo uno strumento di efficienza, ma un fattore di competitività internazionale. Ma acquistare un software non basta: servono competenze, metodo e regole chiare. Il primo passo è misurare l’“AI readiness” dell’impresa: quali processi possono beneficiare dell’IA, quali dati sono disponibili e chi controlla i risultati? Una mappatura delle competenze fa emergere lacune organizzative e formative prima che diventino rischi.
ITL Group, studio di consulenza multidisciplinare, costituito a Budapest nel 1995 che conta la presenza di oltre 80 professionisti distribuiti su 9 divisioni e attivo nei rapporti economici italo-ungheresi, all’interno della sua area di specializzazione sull’innovazione e intelligenza artificiale ha sviluppato uno strumento “AI Act Gap Analysis” per valutare il punto di partenza e definire le priorità.
C’è poi una nuova sfida per il Made in Italy: essere trovato non solo su Google, ma anche dagli assistenti generativi usati dai buyer internazionali. La GEO, Generative Engine Optimization, rende i contenuti chiari e autorevoli, affinché brand, prodotti e competenze siano riconosciuti nelle risposte dell’IA. Cataloghi multilingue, dati verificabili e una presenza digitale solida diventano parte della strategia export.
Infine, la conformità all’EU AI Act non dovrebbe essere vissuta come semplice burocrazia. «Trasparenza, controllo umano, responsabilità e corretta gestione dei fornitori possono diventare un segnale di qualità per i partner esteri, sempre più attenti all’affidabilità della filiera. Prepararsi per tempo significa ridurre il rischio di sanzioni e trasformare la compliance in un vantaggio competitivo», afferma Luigino Bottega, CAIO di ITL Group.
Con il proprio team di professionisti, CAIO e HR, ITL Group affianca le PMI nel collegare strategia, persone e conformità. Per approfondire la AI Act Gap Analysis e richiedere una consulenza: itlgroup.hu/ai-act.